Il monastero di Voroneț, "la Cappella Sistina d'Oriente"

Non sono pochi i turisti che dicono dalla Romania che è " il paradiso sulla terra". Ed è giusto, visti i tanti obiettivi turistici bellissimi unici al mondo, i paesaggio da fiaba e i panorami da mozzafiato che si trovano ad ogni passo. Tra le più belle attrazioni turistiche della Romania sono i monasteri di Bucovina, nella Moldavia del nord. Tra questi luoghi sacri unici nel paese c’è il Voroneț, che impressiona i turisti soprattutto per il colore blu unico al mondo che veste le pareti esterne.

Il Monastero di Voroneț

Il monastero di Voroneț, chiamato anche "la Cappella Sistina d'Oriente", è stato costruito più di 500 anni fa in un tempo record, e cioè, in soli quattro mesi e due settimane. Il luogo di culto è stato costruito dal sovrano Stefano il Grande – Ștefan cel Mare - sulle rovine di una vecchia chiesa in stile moldavo distrutta da un incendio.

Il monastero situato a soli 36 km dalla città di Suceava è uno dei più famosi luoghi di culto dalla Romania, che attira ogni anno moltissimi turisti da tutte le parti della Romania e di tutto il mondo.

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"L’azzurro di Voroneț"

"Il Monastero di Voroneț è un miracolo in mezzo alla foresta, un luogo magico" - come è stato descritto in poche parole questo luogo di culto ortodosso dalla Moldavia, dalla scrittrice francese Lola Lafon, dopo una visita in Romania.

Quasi tutti i turisti che arrivano qua sono impressionati dalla bellezza di Voroneţ, soprattutto per il fatto che si dice che in questo luogo la Bibbia è raccontata attraverso le immagini.

I turisti sono decisamente stupiti e felici di scoprire sulle pareti del monastero un colore unico al mondo, e cioè "l’azzurro di Voroneț".

Si tratta di un colore profondo, che resiste sulle pareti esterne del monastero da centinaia di anni, senza che il passare del tempo lasci le sue impronte sui bellissimi dipinti realizzati dai monaci anonimi.

"L’azzurro di Voroneț" o l’azzurro brillante è il colore che prevale negli affreschi realizzati sulle pareti del monastero. Gli esperti di storia dell’arte affermano che è un colore unico al mondo, paragonandolo al rosso di Rubens o al verde di Veronese.

Il Giudizio universale affrescato nel 1547 sulla parete esterna occidentale dell’esonartece è un’immensa composizione che si colloca certamente tra i capolavori dell’arte mondiale, come conferma del resto l’iscrizione del monastero nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Il motivato stupore iniziale di fronte alla vastità della scena, alla tavolozza dei colori, all’azzurro dei lapislazzuli, deve poi pazientemente declinarsi nella lettura analitica dell’identità della folla di personaggi che si muove su questo teatro dell’ultimo giorno dell’umanità e nel decifrare la selva dei simboli e delle fonti scritturistiche sottese alle immagini.

Passiamo dunque a scansionare i cinque registri sovrapposti dell’affresco, partendo dagli eventi che si visualizzano in cielo (la seconda parusia del Signore, il Giudice e la corte di giustizia, la preparazione del trono, le schiere dei santi, i popoli a giudizio) per scendere poi sulla terra a visitare i luoghi e a individuarne i protagonisti (la risurrezione dei morti, la pesatura delle anime, il corteo dei beati, il paradiso terrestre, il fiume dell’inferno).

Nel primo registro in alto compare al centro la raffigurazione dell’Antico di Giorni, ovvero Gesù Cristo il Vecchio, ritratto come un vegliardo con la barba e i capelli completamente bianchi. Il riferimento è la visione del profeta Daniele (7,9): Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana. Anche Giovanni ha una visione simile nell’Apocalisse (1,14): I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve.

L’apparizione dell’Antico di Giorni è accompagnata da uno stuolo di angeli che arrotolano la carta del cielo. Nel firmamento sono raffigurati i sette cieli, il sole, la luna, le stelle e le costellazioni dei segni zodiacali. Il tempo, con i suoi segni astronomici, è finito. Ha inizio l’eternità. Dietro il velo del Tempo si aprono le porte che svelano l’immagine dell’Eterno.

Le fonti bibliche di queste immagini sono diverse: Apocalisse 20,11 (Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé); Gioele 2,10 (Davanti a lui trema la terra e il cielo si scuote, il sole e la luna si oscurano, le stelle celano il loro splendore); Isaia 13,10 (Le stelle del cielo e le loro costellazioni non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce) e 34,4 (I cieli si arrotolano come un libro).

Il monastero e la chiesa di Voroneţ furono costruiti nel 1488 per iniziativa di Stefano il Grande, voivoda di Moldavia, come ringraziamento per i preziosi consigli ricevuti dall’eremita Daniele. Voroneţ fu un’autentica culla della vita monastica romena. La celebre decorazione pittorica – esterna e interna – della chiesa di San Giorgio è il frutto della ricerca di questa comunità di monaci e della loro abilità pittorica, ispirata da Gregorio Roşca, teologo e studioso delle sacre scritture, metropolita di Suceava e cugino del voivoda Pietro Rareş.

Il monastero di Voronet

Il Giudizio universale affrescato nel 1547 sulla parete esterna occidentale dell’esonartece è un’immensa composizione che si colloca certamente tra i capolavori dell’arte mondiale, come conferma del resto l’iscrizione del monastero nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Il Giudizio universale di Voronet

Il motivato stupore iniziale di fronte alla vastità della scena, alla tavolozza dei colori, all’azzurro dei lapislazzuli, deve poi pazientemente declinarsi nella lettura analitica dell’identità della folla di personaggi che si muove su questo teatro dell’ultimo giorno dell’umanità e nel decifrare la selva dei simboli e delle fonti scritturistiche sottese alle immagini.

Passiamo dunque a scansionare i cinque registri sovrapposti dell’affresco, partendo dagli eventi che si visualizzano in cielo (la seconda parusia del Signore, il Giudice e la corte di giustizia, la preparazione del trono, le schiere dei santi, i popoli a giudizio) per scendere poi sulla terra a visitare i luoghi e a individuarne i protagonisti (la risurrezione dei morti, la pesatura delle anime, il corteo dei beati, il paradiso terrestre, il fiume dell’inferno).

L’Antico di Giorni

L’Antico di Giorni

Nel primo registro in alto compare al centro la raffigurazione dell’Antico di Giorni, ovvero Gesù Cristo il Vecchio, ritratto come un vegliardo con la barba e i capelli completamente bianchi. Il riferimento è la visione del profeta Daniele (7,9): Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana. Anche Giovanni ha una visione simile nell’Apocalisse (1,14): I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve.

La fine del tempo

Gli angeli arrotolano il cielo

L’apparizione dell’Antico di Giorni è accompagnata da uno stuolo di angeli che arrotolano la carta del cielo. Nel firmamento sono raffigurati i sette cieli, il sole, la luna, le stelle e le costellazioni dei segni zodiacali. Il tempo, con i suoi segni astronomici, è finito. Ha inizio l’eternità. Dietro il velo del Tempo si aprono le porte che svelano l’immagine dell’Eterno.

Il sole, le stelle e i segni zodiacali

Le fonti bibliche di queste immagini sono diverse: Apocalisse 20,11 (Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé); Gioele 2,10 (Davanti a lui trema la terra e il cielo si scuote, il sole e la luna si oscurano, le stelle celano il loro splendore); Isaia 13,10 (Le stelle del cielo e le loro costellazioni non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce) e 34,4 (I cieli si arrotolano come un libro).

Il giudice e la sua corte

Il giudice e la corte celeste

Nel secondo registro la figura centrale è quella del Giudice. Gesù si manifesta in un varco del Cielo, sprizzante di raggi luminosi, seduto sull’arcobaleno della nuova alleanza. La rapidità della sua seconda venuta è rafforzata dall’immagine delle quattro ruote sotto i suoi piedi, tratta dalle visioni dei profeti Ezechiele (1,15-21) e Daniele (7,9): il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. La duplice sentenza di assoluzione e condanna è simbolizzata dalla mano destra che benedice e dalla mano sinistra che respinge. L’immagine della potenza del giudice è sottolineata dalla presenza delle legioni armate degli angeli.

Il giudice, Maria advocata nostra, gli apostoli e i cori degli angeli

Ai lati del giudice, riverenti e in piedi, sono raffigurati i due avvocati difensori – la madre Maria e il precursore Giovanni Battista – che intercedono per la salvezza dell’umanità risorta. I dodici apostoli siedono su due lunghe panche, fornite di schienale e suppedaneo; il loro compito di giudici a latere è stato prefigurato direttamente da Gesù: Voi che mi avete seguito, quando, nella rigenerazione, il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua maestà, siederete anche voi sopra dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele (Matteo 19,28).

La preparazione del trono del giudice

Il trono preparato per il giudice

Nel terzo registro, l’immagine del trono vuoto sta a simboleggiare l’attesa del Cristo giudice. La preparazione (etimasia) del trono è dunque attesa attiva del giudizio. Sul cuscino del trono sono visibili la croce e la tunica di Cristo, la colomba dello Spirito santo e il libro dei Vangeli. Sulla predella è appoggiato il calice che contiene i quattro chiodi della crocifissione. Ai lati del trono vediamo inginocchiati i nostri progenitori, Adamo ed Eva. Puniti per aver trasgredito il comando del Signore e rotta l’alleanza, sono anche i primi a essere perdonati grazie alla nuova alleanza generata dal sacrificio di Cristo. Tra le fonti di quest’immagine va ricordato il Salmo 9 (Ma il Signore siede in eterno, ha preparato il suo trono per il giudizio: governerà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine). Nel libro dell’Apocalisse, Giovanni ha la visione del trono del giudizio nelle teofanie dei capitoli 4 e 20 (“Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto”. “E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva”).

I santi e i beati

Il corteo dei beati

La grande immagine della comunione dei santi si sviluppa a sinistra su tre registri sovrapposti. Il lungo corteo di beati che incede verso il Cielo è guidato dall’apostolo Pietro che apre con le sue chiavi la porta del Paradiso e v’introduce l’apostolo Paolo seguito dagli altri apostoli e dai patriarchi biblici. Tra questi si riconoscono Mosè e i re David e Salomone.

I gruppi di beati

I santi sono raggruppati nei diversi ordini della tradizione bizantina: i profeti, gli alti prelati e i teologi, i martiri, gli asceti, i re giusti, le donne martiri e sante.

I beati

Spiccano alcune figure care alla devozione ortodossa: la regina Elena con il figlio, l’imperatore Costantino, Basilio Magno, Gregorio Nazianzeno, il vescovo Spiridione, l’anacoreta Onofrio.

Mosè e gli Ebrei

Mosè presenta Cristo agli Ebrei

Al giudizio divino si presentano gli Scribi, i Farisei e tutto il popolo ebreo. Mosè – che ha consegnato loro le tavole della legge antica – li precede e indica loro col dito il Cristo giudice. Il cartiglio che ha in mano ricorda un versetto tratto dal libro del Deuteronomio: Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto (Dt 18,15). L’annuncio mosaico del Messia provoca scompiglio tra gli Ebrei: alcuni si tirano la barba, altri urlano e reagiscono scompostamente.

Il giudizio dei popoli

I popoli a giudizio

Presenza originale nell’affresco di Voroneţ è il corteo dei popoli che attendono di essere giudicati e che sono raffigurati separatamente alle spalle del popolo ebreo. Questi popoli sono ben riconoscibili poiché raffigurano volti stranieri, talvolta ostili ma comunque noti alla popolazione moldava e fedi diverse da quella ortodossa. Il primo gruppo è quello dei Turchi, seguito da quello dei Tartari; in successione si vedono gli Armeni, guidati da una figura monastica; chiudono il corteo gli “Arabi”, popolazioni africane dalla pelle nera. Il senso di queste presenze va ricercato nell’universalità del giudizio, al quale saranno chiamate tutte le genti, gli ebrei e i pagani. La fonte è il vangelo di Matteo (24,30): Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria.

La morte del giusto e del peccatore

La morte – il primo dei quattro Novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso) – è ricordata a Voroneţ con la duplice scena della morte del giusto e di quella del peccatore, intervallate dalla figura del re David. L’uomo giusto, vestito di bianco, spira disteso per terra, con le braccia incrociate sul petto; dalla sua bocca esce l’anima, una figurina bianca che viene raccolta dall’angelo custode che assiste al trapasso. Il peccatore giace invece sul suo lussuoso letto di morte, fornito di coltri e di cuscino; tre diavoli lo attorniano, lo trapassano con la spada e cercano di trascinarne via il corpo avvolto nella coperta; il suo angelo non può che confermare il verdetto negativo sulla sua vita e lo infilza con un forcone. Al centro spicca la figura del re Davide, rappresentato nell’atto di suonare la cobza, uno strumento musicale moldavo simile al mandolino. La fonte scritturistica di queste immagini è il Salmo 36, opera del re Davide, nel quale la sorte dei giusti è contrapposta a quella degli empi: “Oracolo del peccato nel cuore del malvagio: non c’è paura di Dio davanti ai suoi occhi; perché egli s’illude con se stesso, davanti ai suoi occhi, nel non trovare la sua colpa e odiarla. Le sue parole sono cattiveria e inganno, rifiuta di capire, di compiere il bene. Trama cattiveria nel suo letto, si ostina su vie non buone, non respinge il male. (…) Riversa il tuo amore su chi ti riconosce, la tua giustizia sui retti di cuore”.

La risurrezione dei morti

La risurrezione dei morti

Al suono della tromba i morti si rianimano; risorgono dalle loro tombe e sono restituiti dalla terra, dal mare, dalle fiere terrestri e marine. La specificazione dei morti sulla terra e degli annegati in mare ha la sua fonte nell’Apocalisse (20,13): Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. La Terra è personalizzata da una figura femminile che ha sul capo l’abete di un bosco e regge in mano un sepolcro con un risorgente. Dai sarcofaghi i morti si sollevano ancora rivestiti dai sudari bianchi e si rivolgono a mani giunte verso il giudice. Le bestie carnivore restituiscono i poveri resti degli uomini divorati. Nel bestiario spiccano due draghi alati, un elefante, un leone, un lupo, un orso, un’anatra e un lungo serpente. Ma spicca anche il cervo, biblica figura dell’innocenza e simbolo cristiano.

Sotto il trono dell’Etimasia spunta la mano di Dio che regge una bilancia a doppio piatto. Un uomo nudo simbolizza l’anima che si sottopone al giudizio individuale. Il suo angelo custode riempie il piatto della bilancia con le opere buone compiute in vita. Una piccola folla di diavoletti neri si affanna a porre sull’altro piatto della bilancia l’elenco delle opere cattive. Altri tentano di frodare con l’uncino l’esito della pesatura, favorevole al giudicato. I condannati sono scortati dai diavoli e sono condotti in catene verso l’Inferno. Il contrasto tra il Bene e il Male è plasticamente reso dal combattimento tra l’arcangelo Michele e il diabolico Satana.

Il Paradiso è descritto come un giardino edenico racchiuso nelle mura della città celeste. La porta è ancora chiusa e vigilata da un cherubino armato, eco della Genesi (3,24): Scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’albero della vita. In attesa che Pietro ne riapra le porte, il giardino è già abitato da alcune presenze significative. Vediamo Maria, la madre di Gesù, seduta su un trono e servita dagli angeli. Segue poi il buon ladrone Disma, cui Gesù in punto di morte ha promesso di portarlo seco in paradiso. Vediamo poi il patriarca Abramo che ha in grembo l’anima del povero Lazzaro, come attestato dal Vangelo di Luca (16,22): Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Il patriarca è affiancato da Isacco e Giacobbe, entrambi con le anime dei giusti nel grembo. Il giardino recintato del Paradiso mostra un ricco parco botanico, nel quale le piante assumono anche un ruolo di simbolo. Il più evidente tra questi è Cristo Albero della Vita: si tratta dell’albero al centro del giardino nella cui chioma compare il mezzobusto di una figura imberbe vestita di bianco. Tra gli alberi del Paradiso oltre all’albero della conoscenza del bene e del male, ci sono il fico, la vite, il cedro, il cipresso, la palma, l’ulivo.

Il Monastero di Voroneț è stato incluso nella lista dei monumenti storici del distretto di Suceava, nel 2004, ed inoltre è incluso nel Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.

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